lunedì 15 novembre 2010

FORMIGONI CI RIPROVA: MA L'ACQUA NON SI VENDE



Il prossimo 23 novembre l’acqua di tutta la Lombardia  rischia di finire nelle mani di poche imprese private interessate solo a fare profitto. E sarebbe la fine delle virtuose gestioni pubbliche: il consiglio regionale voterà la proposta della Giunta di Formigoni che anticipa il Decreto Ronchi, tanto vituperato e per la cui abrogazione sono state raccolte 1.400.000 firme di cittadini italiani che chiedono il referendum abrogativo.

Il presidente di sindaci della Lombardia - Anci Lombardia-  nonché sindaco leghista di Varese, Attilio Fontana è pronto alle barricate: “Pronti alla guerra totale se il parere dei comuni non sarà vincolante”.

Ben 144 sindaci lombardi hanno bloccato due anni fa una iniziativa simile; “lacqua è un bene pubblico, e sfido chiunque a provare il contrario», affermava Massimo Buscemi, di Forza Italia. Grazie alla mobilitazione dei sindaci era stata modificata nel 2009 in Lombardia la legge che di fatto avrebbe affidato l’erogazione dell’acqua ai privati, come prescritto dal governo centrale.

Molti sindaci lombardi erano presenti alla manifestazione di sabato 13 novembre davanti alla sede della Regione Lombardia.
Qui  il video con l’intervento di Roberto Fumagalli,  del Comitato per l’Acqua Pubblica;  e qui  l’intervento del sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra.

Il nostro sindaco Fornaro e la nostra giunta ,  tesi a cementificare il territorio, su questo tema brillano per la loro assenza. Troppa sudditanza con i propri mentori regionali. Dovevamo sederci ai tavoli giusti .... invece rimaniamo in piedi a servire i tavoli sbagliati.


2 commenti:

  1. Naturalmente, nessuno del PD regionale, nessuna bandiera del PD, Nessuno del PD aresino.
    Mah .... poi si stupiscono della vittoria di Pisapia su Boeri.....

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  2. Il presidente Fontana (Sindaco di Varese, della Lega Nord), ha anche affermato: "Faremo di tutto affinché questo testo venga modificato dal Consiglio regionale e affinché i Comuni non si trovino spogliati del loro patrimonio di reti e insieme del diritto di decidere su un servizio fondamentale per i loro cittadini".

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